UNA SPECIE DI ETERNITA' IN UN METRO QUADRATO DI SPAZIO

Sabato 25 maggio 2019, alle ore 21.00 presso la Sala Maggiore dell'Accademia (via Ardea 27, Roma) è in programma il saggio di Recitazione degli allievi di Terza Classe dal titolo Una specie di eternità in un metro quadrato di spazio, per la regia di Claudia Frisone. L'esito scenico nasce dallo stage di approfondimento "Viaggio nell'universo della drammaturgia di Samuel Beckett", iniziato il 29 aprile. In scena: Maria Campana, Ludovico Cinalli, Ambra Innocenti, Gian Maria Labanchi, Beatrice Mitruccio, Anna Pagnozzi, Paolo Vittorio Perrone, Laura Petrone, Maria Chiara Scolone. Assistente alla regia: Ilaria Bisozzi. Vi aspettiamo numerosi! 

Info e Prenotazioni
06 5580827 - 3403029448
scuola@cassiopeateatro.org

Note di regia

“Perché non saper nulla è cosa da nulla, non voler saper nulla anche, ma non poter sapere nulla, sapere di non poter sapere nulla, ecco per dove passa la pace nell’anima del ricercatore incurioso”. Beckett, Malone

Un viaggio nell’universo della drammaturgia di Samuel Beckett.
Siamo partiti alla ricerca di mondi che si schiudono nelle singole parole, nei silenzi densi e misteriosi che costellano la drammaturgia beckettiana, nelle immagini che immortalano l’animo umano, rivelandone l’essenza.
E proprio l’essenza è la caratteristica peculiare di questo testo: essenziali sono i personaggi, l’ambiente, gli accadimenti, il vuoto, il tempo e soprattutto le parole.
Abbiamo affrontato uno studio sul valore dell’azione, della forza evocativa del linguaggio beckettiano e sulle modalità vocali ed i moti interiori che questo tipo di
scrittura esige per essere rappresentata.
Una ricerca di connessioni e risonanze con il proprio mondo interiore, un affinamento espressivo che richiede di mettersi a nudo per approdare ad una verità scenica e relazionale di esseri umani descritti con rara e rivoluzionaria forza drammaturgica.
I momenti corali sono caratterizzati da strutture più rigide e astratte, che richiedono una rinuncia alla propria individualità per accedere ad un moto collettivo e universale, dove suono e ritmo (del corpo e della voce) diventano i moduli espressivi dominanti, dentro i quali ritrovare paradossalmente “una specie di eternità”. (
Claudia Frisone)
 
LA DANZA DELLA RETE
Un non luogo senza tempo, dove nulla ha senso, eppure si va avanti. Dove si ride, e si piange per non ridere. Dove non succede niente, ma il sole splende su un altro giorno divino.
Un distillato di parole in un mare di movimenti.
Persone sole, che hanno bisogno dell’altro per ricordarsi di esistere.
Un immaginario beckettiano, o forse la vita.
Un sottile filo invisibile cuce tra loro le parole e i testi, lega i movimenti, guida i personaggi, ingabbia i corpi in uno spazio piccolissimo -forse appena un metro quadrato- in cui la costrizione diventa libertà.
Un filo che segna il confine tra il palcoscenico e la vita, su cui ci siamo divertiti a camminare in bilico.
Un filo a cui lo spettatore può aggrapparsi, per ritrovarsi imbrigliato, parola dopo parola, nella nostra danza della rete.
(Ilaria Bisozzi)