Martedì 27 marzo: doppia OPEN CLASS di Musical e Acting per il Terzo anno

Doppia Open Class in programma martedì 27 marzo. A partire dalle ore 20.30, il Terzo anno di Recitazione si misurerà dinanzi al pubbllico con una doppia performance: per l'esame finale di Acting (recitazione in inglese), presenteranno un lavoro tratto da Seven Jewish Children di Caryl Churchill a cura di Bianca Elton Ara e Mauro D'Alessandro (Ritmica del Movimento e del Testo); per le performance finali di Musical Theatre, sotto la cura di Ilaria Amaldi e Stefania Fratepietro, verrano invece proposti diversi spezzoni tratti da Ti amo sei perfetto ora cambia (I love you, you’re perfect, now change) scritto da Joe Di Pietro (libretto e testi) e musicato da Jimmy Roberts. Le due Open Class sanciranno la fine di un percorso iniziato ad ottobre per gliallievi di Terzo anno Sofia Abbati, Francesco Barra, Francesco Capalbo, Giulia Celletti, Ariana Cutrone, Marta De Medici, Erica Galante, Sara Giannelli e Ilenia Lusito.

PRESENTAZIONE DI SEVEN JEWISH CHILDREN

“Seven Jewish Children” è una piece breve ma molto intensa. Tratta dal testo omonimo composto da Caryl Churchill nel 2009, dopo una campagna militare israeliana a Gaza, lo spettacolo ripercorre la storia del popolo ebraico dalla Shoah ai giorni nostri. Sulla scena non compaiono mai bambini: i parlanti sono adulti che suggeriscono cosa dire e cosa non dire a sette bambine ebree di epoche differenti sulla situazione storica contingente. Alla prima bambina, durante i rastrellamenti nazisti, si raccomanda di non fare rumore e di rimanere nascosta in ogni caso. Cosa raccontare alla seconda bambina della Shoa?

“Ditele che gli zii sono morti”
“Non le dite che sono stati uccisi”
“Ditele che sono stati uccisi”
Cosa spiegare dei sentimenti suscitati dagli ebrei?
” Ditele che c’era gente che odiava gli ebrei”
“Ditele che c’è ancora gente che odia gli ebrei”
“Ditele che c’è gente che ama gli ebrei”
“Non le dite di pensare a chi è ebreo e a chi non è ebreo”

La terza bambina andrà convinta della bellezza dell’alyah, promettendole una nuova casa dove ci sarà il sole, dove troverà nuovi amici e dove nessuno la prenderà in giro. Alle ultime quattro bambine bisogna spiegare il rapporto, a volte spinoso, fra Arabi ed Israeliani. “Ditele che forse possiamo convivere.” “No, questo non glielo dite.” Il confronto fra i personaggi, i più integralisti con i più liberali, in alcuni momenti diventa vero e proprio scontro e, in più punti, si ripropone la figura del popolo ebraico che, da vittima, si è trasformato in aggressore. “Ditele che il pugno di ferro adesso ce l’abbiamo noi, ditele che è la nebbia della guerra, ditele che non smetteremo di ucciderli finché non saremo al sicuro…ditele che a me non importa se il mondo ci odia, ditele che a odiare siamo più bravi noi, ditele che siamo il popolo eletto, ditele che guardo uno dei loro bambini coperto di sangue, e cosa sento? ditele che sento solo la felicità che non sia lei.

L'AUTRICE

Caryl Churchill è una drammaturga britannica, nota per il suo stile teatrale non naturalistico e per tematiche come il femminismo e le politiche sessuali, l'abuso di potere, il colonialismo e la guerra. Viene riconosciuta tra le maggiori drammaturghe di lingua inglese ed è a oggi una delle più celebri tra le scrittrici contemporanee. I suoi lavori giovanili furono influenzati dalle tecniche moderniste del teatro epico brechtiano, da lei usate per esplorare le problematiche di genere e temi inerenti alla sessualità. A partire da A mouthful of Birds (1986), la Churchill cominciò a sperimentare con forme di teatro danza, incorporando nella sua drammaturgia altre tecniche da lei sviluppate dalle performance iniziate da Artaud con il suo “Teatro della crudeltà.” Per questo i suoi lavori non sono caratterizzati da una drammaturgia con una fabula chiara, ma piuttosto privilegiano una narrazione frammentata e surrealistica che li contraddistingue come postmoderni.