La scuola dei ventriloqui - Open Class di Recitazione del Terzo anno

La scuola dei ventriloqui - Open Class di Recitazione del Terzo anno

Continuano gli esami performativi di metà anno delle classi dell'Accademia di Recitazione. Il 9 marzo alle 20.45 sarà la volta del terzo anno che si esibirà presso la sala maggiore della scuola con un'open class di Recitazione dal titolo La scuola dei Ventriloqui di Alejandro Jodorowsky, per la regia della direttrice della scuola Tenerezza Fattore. In scena, Maria Campana, Ludovico Cinalli, Gianmarco Gonnelli, Ambra Innocenti, Gian Maria Labanchi, Beatrice Mitruccio, Anna Pagnozzi, Paolo Perrone, Laura Petrone, Maria Chiara Scicolone. Assistente alla regia: Ilaria Bisozzi.

La visione non è adatta ai bambini.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
ai numeri 065580827 - 3403029448
oppure via mail scuola@cassiopeateatro.org

La scuola dei ventriloqui - Open Class di Recitazione del Terzo anno

PRESENTAZIONE a cura di Ilaria Bisozzi

Celeste, un uomo libero, si trova improvvisamente catapultato in una scuola di ventriloqui, abitata da pupazzi e manovratori, che vivono sotto il controllo imprescindibile e severo del temuto Sacro Direttore. Lo attende un viaggio doloroso e inaspettato tra le mura di questo non-luogo, popolato di schiavi e di padroni, di oscenità e paradossi, di violenza e ingiustizia, in cui i ruoli, i valori e le leggi sembrano capovolti. Forse è solo un gioco teatrale, in cui la stoffa è più viva del sangue, o forse è un incontro con sé stesso e, più in generale, con l’essere umano, in tutti i suoi aspetti più scomodi e bui, affidati ad una marionetta. Qui c’è spazio per l’invidia, l’ingordigia, la lussuria, la violenza. Non c’è censura e non c’è perbenismo, non c’è dio e non c’è morale. E’ un testo irriverente e provocatorio, come il Teatro Panico vuole.
Il Movimento Panico, nato in Francia alla fine del secolo scorso ad opera di Jodorowsky, Arrabal e Topor –passati alla storia come artisti beffardi e visionari- è, per loro stessa volontà, indefinibile e fuori da ogni categoria. E’ forse una ricerca del sacro attraverso il dissacrante, un ritorno caotico al paganesimo del dio Pan, con la sua sessualità violenta e oscena, ma anche un’accettazione libera e radicale dell’essere umano nella sua interezza.
Gli allievi del terzo anno sono dunque stati chiamati a mettere in gioco le capacità interpretative e attoriali apprese in questo percorso, la creatività e la fantasia per la costruzione dei pupazzi, ma anche a mettersi in discussione come esseri umani, confrontandosi e scontrandosi con i limiti e le censure, le inibizioni e giudizi costruiti e radicati nel corso della vita. Una sfida, dunque, non solo teatrale per tutti coloro che si approcciano a questo testo, da attori, da lettori, da pubblico, da esseri umani.

“Il Panico non è un movimento, non è una filosofia, non è un’estetica, non è una definizione, non è un manifesto, non è un’arte, non è scienza, non è questo e non è nemmeno quest’altro.” (F. Arrabal)